No, non ho vinto al superenalotto né ho ricevuto l’eredità dello zio d’America, anche perché, se così fosse, 1) non lo scriverei certo qui e 2) non avrei più bisogno di propormi, né come traduttore né come altro. No, il milione di cui parlo non è, purtroppo per me, di euro, bensì di parole; ho raggiunto (e superato, anche se di poco) il milione di parole scritte (tradotte) da quando ho iniziato questa collaborazione con Babelcube.

Non era un traguardo che mi ero prefissato; mi sono domandato quante parole avessi tradotto (anche perché c’è chi vuole saperlo) e ho fatto i calcoli. La cifra tiene conto soltanto dei libri; se contiamo anche le traduzioni per TNT-Audio bisogna aggiungere altre 680.000 parole circa (a oggi, data dell’articolo). E così gli amanti delle cifre sono accontentati. Dimenticavo: la cifra è calcolata sul testo originale, per cui più che parole tradotte sarebbero parole da tradurre; ma non penso che cambi molto, anzi, le parole italiane sono probabilmente di più.

L’esperienza con Babelcube è sicuramente carina e interessante, se uno è pensionato/a o per chiunque abbia tempo libero e/o abbia altre fonti di guadagno oppure un lavoro che lascia del tempo libero. Già, perché se parliamo di soldi l’esperienza non arricchisce, al contrario delle parole; non ho alcun problema a dire che in due anni ho guadagnato la folle cifra di 205 dollari. Sì, avete letto bene: duecentocinque/00. Per la precisione, 69 dollari nel 2017 e 136 dollari nel 2018 (lordi, ovviamente, che al cambio odierno (data articolo) sono 183 euro). Non mi daranno alla testa tutti questi soldi?

Ovviamente uno, oltre a non guadagnare, dovrebbe pure fare promozione; infatti la promozione è a carico del traduttore che, giustamente, guadagnando un sacco di soldi da questa attività può spendere a destra e a manca. Un autore mi aveva anche proposto di acquistare dei libri; ma a chi li avrei venduti? Avrei messo su una bancarella al mercato? In Italia c’è una piattaforma simile, Traduzione Libri, che funziona nello stesso modo (se a qualcuno interessa). Io, pur essendo iscritto, non ho avviato collaborazioni; qui gli autori possono dare al traduttore un contributo, che il traduttore prende comunque (ma che nessun autore, ovviamente, dà).

Insomma, il lavoro c’è a patto che non chiedi soldi, o ne chiedi molto pochi; inoltre, devi spendere tu di tasca tua per promuovere libri di sconosciuti che sconosciuti resteranno. Io penso a promuovere me stesso come traduttore, che è lo scopo di questo sito; un po’ mi diverto anche, ma le bollette e l’affitto non si pagano con le parole (tradotte o meno).